Leo Catozzo e la rivoluzione del montaggio cinematografico

Leo Catozzo, il polesano che ha rivoluzionato il mondo del montaggio cinematografico dalla metà degli anni ’50 in poi, nasce ad Adria, provincia di Rovigo, il 10 dicembre 1912

Dall’importante famiglia veneta e soprattutto dal padre musicista eredita l’entusiasmo per la musica che affianca al percorso di studi in giurisprudenza fino a quando non decide di abbandonare gli studi in legge per dedicarsi totalmente ad un’altra passione che lo porterà a Roma per iscriversi al Centro sperimentale di cinematografia dove si diplomerà in scenografia e regia. La sua carriera nel mondo del cinema, prende il via nel 1941 accanto a Mario Mattoli firmando diversi copioni come sceneggiatore. Più tardi entra in contatto con la casa di produzione Ponti-De Laurentiis, marchio al quale rimarrà legato per quasi tutta la sua carriera come montatore, lavorando con cineasti del calibro di Mario Soldati, Alberto Lattuada, King Vidor. Proprio per il montaggio di un’opera di questo ultimo ottiene nel 1956, l’American Cinema Editors Award per il kolossal Guerra e pace (1955). 

Sono pochi i cineasti a cui si lega durante la sua incredibile carriera di montatore, ma ce n’è uno con il quale instaurerà un rapporto molto duraturo e fruttuoso sia sul piano lavorativo che affettivo: il grande Federico Fellini, di cui diventa presto il braccio destro occupandosi del montaggio dei suoi capolavori tra la metà degli anni Cinquanta e la metà degli anni Sessanta. 

Ma se durante il giorno le sue energie sono concentrate nel montaggio dei film del grande regista italiano, è di notte che matura e lavora ad un’invenzione per cui verrà ricordato per sempre nella storia del cinema: la “pressa Catozzo”

 

Come tutte le invenzioni geniali, anche questa nasce da una casualità. Leo Catozzo è infatti allergico all’acetone, una sostanza utilizzata tra gli anni ’40 e ’50 per il montaggio dei film, in una fase di una procedura che oltretutto faceva perdere alcuni fotogrammi ad ogni giunta dei lembi del film. Proprio grazie a Catozzo questo problema viene risolto eseguendo le giunte con un semplice nastro adesivo, successivamente perforato con un punzone a leva, dotato di denti che corrispondono alle perforazioni della pellicola. Un’idea geniale che porterà ad un prototipo utilizzato la prima volta proprio per Le notti di Cabiria (1957) di Fellini. Un esemplare che presto replicherà centinaia di volte sotto la pressante richiesta dei colleghi montatori affascinati dall’invenzione. 

All’inizio degli anni ’60 Catozzo brevetta la pressa e ne inizia la produzione in serie nell’officina CIR (Catozzo Incollatrici Rapide). Questo è un periodo molto fruttuoso perché oltre all’impresa continua a portare avanti il lavoro come montatore realizzando alcune delle opere migliori della sua intera carriera: La dolce vita (1960) e 8 1/2 (1963) sempre di Fellini, che verrà ricordata come l’ultima pellicola montata da Leo Catozzo prima di abbandonare definitivamente il mondo della cinematografia. Tornerà infatti a dedicarsi alla sua prima passione, la musica e per il resto del tempo a lavorare alla CIR, fabbrica che sta crescendo rapidamente.  

Nel giro di pochi anni la sua invenzione, della quale produce modelli sempre più maneggevoli, leggeri e raffinati, conquista il mercato mondiale della tecnologia del montaggio fino a ricevere, nel 1990, il premio dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences di Los Angeles. 

Diventando così conosciuto in tutto il mondo, anche sui grandi schermi di Hollywood!

 

2018-06-14T16:10:31+00:00 giugno 12th, 2018|